{"id":4719,"date":"2025-01-15T10:42:27","date_gmt":"2025-01-15T09:42:27","guid":{"rendered":"https:\/\/regenerativesocietyfoundation.com\/editorial\/la-trave-e-la-pagliuzza-le-vere-cause-degli-incendi-e-delle-alluvioni\/"},"modified":"2026-05-13T10:59:16","modified_gmt":"2026-05-13T08:59:16","slug":"la-trave-e-la-pagliuzza-le-vere-cause-degli-incendi-e-delle-alluvioni","status":"publish","type":"editorial","link":"https:\/\/regenerativesocietyfoundation.com\/it\/editorial\/la-trave-e-la-pagliuzza-le-vere-cause-degli-incendi-e-delle-alluvioni\/","title":{"rendered":"La trave e la pagliuzza: le vere cause degli incendi e delle alluvioni"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Autori: Roberto Buizza (membro del Comitato Scientifico RSF) e Paolo Vineis (Direttore scientifico RSF)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Anche di fronte ai vasti incendi di Los Angeles &#8211; ancora in corso -, come in altre circostanze recenti, l\u2019attenzione della stampa si incentra perlopi\u00f9 sulle cause pi\u00f9 immediate e \u201cprossime\u201d: il malfunzionamento della rete elettrica, la scarsa riserva idrica, l\u2019impreparazione dei pompieri neo-assunti eccetera. Spesso queste spiegazioni sono pretestuose (come la protezione del pesce sperlano, a rischio di estinzione, che avrebbe portato a un insufficiente rifornimento idrico dalla baia di Los Angeles), ma soprattutto denotano la propensione a non voler vedere e discutere le cause sovrastanti e di lungo periodo, in sostanza il cambiamento climatico. Come se il fatto che il cambiamento climatico \u00e8 causato principalmente dall\u2019utilizzo dei combustibili fossili e dallo sfruttamento della terra non si possa pi\u00f9 nominare nell\u2019era del neo-liberismo dilagante. Se non si comprende la catena causale, i fenomeni \u201cestremi\u201d sono inesorabilmente destinati ad aumentare in intensit\u00e0 e frequenza, e cerchiamo di spiegare perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aumento della temperatura, che cresce di anno in anno, si associa ad altre perturbazioni atmosferiche che nel loro insieme costituiscono il cambiamento climatico. \u00c8 importante insistere sul fatto che non si tratta solo dell\u2019aumento della temperatura, ma anche del cambiamento del ciclo dell\u2019acqua (e quindi sia pioggia sia siccit\u00e0), del modificarsi dei venti eccetera. Questi fenomeni globali sono a monte dei singoli episodi (Valencia, Los Angeles); su di essi si inseriscono di volta in volta le concause locali, come l\u2019eccessiva cementificazione, il disboscamento, la rete elettrica, la risposta insufficiente di contenimento&#8230; \u00c8 pretestuoso incentrarsi solo sulle concause locali: in quali aree del mondo non esiste almeno uno di questi fattori che le rende vulnerabili? Incendi e alluvioni possono verificarsi pressoch\u00e9 ovunque, se si considera che elementi di debolezza tali da aumentare la vulnerabilit\u00e0 rispetto al cambiamento climatico sono diffusissimi. In questo senso si possono paragonare le cause locali di volta in volta invocate \u201cad hoc\u201d (si pensi alle polemiche dopo l\u2019alluvione a Valencia) alla pagliuzza citata nel Vangelo, dove la trave \u00e8 il cambiamento climatico (per chi non abbia dimestichezza il riferimento \u00e8 al&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Vangelo_secondo_Matteo\"><em>Vangelo secondo Matteo<\/em><\/a>, 7, vv. 1-5). Ma questa distinzione non sembra essere chiara a gran parte dei cronisti italiani (diverso il caso del&nbsp;<em>Guardian,<\/em>&nbsp;che dedica ogni giorno una&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/environment\/climate-crisis\">rubrica<\/a>&nbsp;al cambiamento climatico).<\/p>\n\n\n\n<p>Per limitare il riscaldamento climatico futuro occorre ridurre le emissioni di gas serra, drasticamente e immediatamente. Abbiamo le tecnologie a disposizione: dobbiamo soltanto decidere di investire in progetti di decarbonizzazione che portino, anno dopo anno, a una riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 7% l\u2019anno, cos\u00ec da raggiungere l\u2019obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050. Alle azioni di mitigazione (cio\u00e8 di riduzione delle emissioni) dobbiamo affiancare azioni di adattamento, per rendere il territorio pi\u00f9 resiliente e in grado di resistere all\u2019impatto degli eventi estremi. La trave insomma non deve distogliere l\u2019attenzione dalle pagliuzze, che spesso tali non sono. Bisogna agire anche sulle concause, che includono genericamente l\u2019abuso del territorio; ma questi interventi sono inefficaci se non si affronta il problema globale a monte.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra dovrebbe essere comune a tutte le forze politiche, dato che porta benefici diretti e indiretti a tutti. Visto che l\u2019Italia si trova in un\u2019area particolarmente esposta al cambiamento climatico, \u00e8 nel suo interesse&nbsp; raggiungere al pi\u00f9 presto la decarbonizzazione. Stime dell\u2019Intergovernmental Panel for Climate Change dicono che con investimenti di circa il 2% del Prodotto nazionale lordo (PNL) l\u2019obiettivo di zero emissioni nette potrebbe essere raggiunto entro il 2050. Questo dovrebbe essere l\u2019obiettivo comune di tutti, sia dei partiti di governo sia di quelli di opposizione. Rimandare la decarbonizzazione giova solo a poche lobby potenti che hanno tutto l\u2019interesse a rimandarla per continuare a utilizzare i combustibili fossili.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">L\u2019accelerazione del cambiamento climatico<\/h4>\n\n\n\n<p>La temperatura dell\u2019atmosfera continua ad aumentare sempre pi\u00f9 velocemente (0,28<sup>o<\/sup>C ogni decade tra il 2002 e il 2024, mentre era 0,11<sup>o<\/sup>C per decade tra il 1980 e il 2001), con grandi differenze territoriali: il riscaldamento medio dell\u2019Europa \u00e8 circa 2,5 volte quello del globo, quindi circa 3,75<sup>o<\/sup>C invece che 1,5<sup>o<\/sup>C. Il 2024 e il 2023 sono gli anni pi\u00f9 caldi dal periodo pre-industriale, e probabilmente degli ultimi 125.000 anni. Il servizio dell\u2019Unione Europea Copernicus Climate Change Service (C3S) ha confermato venerd\u00ec 10 gennaio che la temperatura media globale alla superficie nel 2024 \u00e8 risultata di 1,6<sup>o<\/sup>C pi\u00f9 calda del periodo pre-industriale. Il 2023 era stato di 1,48<sup>o<\/sup>C pi\u00f9 caldo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il continuo riscaldamento porta un aumento della frequenza e dell\u2019intensit\u00e0 degli eventi estremi, che causano sempre pi\u00f9 danni a popolazioni ed ecosistemi. Per ogni evento estremo, World Weather Attribution (WWA), una rete di ricercatori di diversi istituti stabilita nel 2014 per investigare legami causali tra clima ed eventi catastrofici, \u00e8 in grado di calcolare l\u2019impatto del cambiamento climatico sull&#8217;intensit\u00e0 e frequenza degli eventi. Per esempio, WWA ha calcolato che nell\u2019uragano Helene negli USA le precipitazioni osservate avevano una probabilit\u00e0 di verificarsi aumentata del 70% e i venti del 150% come conseguenza del cambiamento climatico. Per l\u2019alluvione di Valencia del settembre 2024, WWA ha concluso che a causa del cambiamento climatico quel tipo di eventi sono del 12% pi\u00f9 intensi e hanno una probabilit\u00e0 doppia di accadere. Mentre per l\u2019alluvione dell\u2019Emilia Romagna del maggio 2023, WWA ha concluso che il cambiamento climatico non ha portato un aumento nella frequenza e intensit\u00e0 di quel tipo di eventi in quella regione.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli effetti del cambiamento climatico sulla salute umana sono molteplici. Limitandosi a quelli immediati, l\u2019uragano Helene ha provocato almeno 130 morti negli Stati Uniti, l\u2019inondazione di Valencia almeno 205, e l\u2019ondata di calore del 2023 ha causato la morte di 47.000 persone in Europa (morti in eccesso rispetto all\u2019atteso). Questi sono solo alcuni esempi limitati ai paesi ricchi, cui si devono sommare gli effetti indiretti, come il maggiore rischio di malattie infettive e i danni all\u2019agricoltura e alla produzione di cibo.<\/p>\n\n\n\n<p>La riduzione delle emissioni di gas serra porta co-benefici che vanno oltre la limitazione del riscaldamento globale futuro. Per esempio, una riduzione dell\u2019utilizzo dei motori a combustione comporta anche una riduzione dell\u2019inquinamento e quindi un impatto positivo sulla salute. Per Paesi come l\u2019Italia, una riduzione dell\u2019utilizzo dei combustibili fossili (carbone, olio combustibile e metano) porterebbe inoltre a una maggiore indipendenza economica e a una riduzione dei costi di produzione dell&#8217;elettricit\u00e0 (come la Spagna sta dimostrando in questi ultimi anni).<\/p>\n\n\n\n<p>I costi umani, sociali ed economici dei fenomeni estremi sono molto elevati, e sul medio-lungo periodo supereranno i costi della mitigazione, cio\u00e8 della riduzione delle emissioni di gas serra. Nei soli Stati Uniti, il numero di disastri con un costo superiore a 1 miliardo di dollari ciascuno \u00e8 passato da sei nel 2002 a 18 nel 2022 e 28 nel 2023. La BBC&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/articles\/c07g73p4805o\">riporta<\/a>&nbsp;che i danni dovuti agli incendi dei primi giorni di gennaio 2025 nell\u2019area di Los Angeles si aggirano intorno ai 135 miliardi di dollari.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 un livello di riscaldamento globale accettabile: pi\u00f9 il sistema Terra si riscalda, maggiori diventano l\u2019intensit\u00e0 e la frequenza di eventi estremi. Per l&#8217;Italia, questo ha enormi implicazioni sul territorio, per esempio sull\u2019accesso all\u2019acqua, risorsa necessaria per le popolazioni, gli ecosistemi, i processi industriali e l\u2019agricoltura. Un maggiore riscaldamento causa inoltre un aumento delle migrazioni da regioni che diventano sempre pi\u00f9 inospitali, come il Centro e Nord Africa, con conseguenti implicazioni dirette sulla stabilit\u00e0 di quelle regioni, e sull\u2019immigrazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Sottolineiamo la necessit\u00e0 di una riduzione drastica e immediata delle emissioni di gas serra per evitare che, a causa della continua accelerazione del riscaldamento globale, alcune componenti del sistema Terra possano effettuare delle transizioni quasi-irreversibili. Per esempio, i ghiacci dell\u2019Artico potrebbero sciogliersi completamente, modificando la circolazione oceanica del Nord Atlantico e riducendo l\u2019albedo della Terra e quindi portando a un\u2019ulteriore accelerazione del riscaldamento globale. Oppure la foresta dell\u2019Amazzonia, a causa dell\u2019aumento della temperatura e di prolungati periodi di siccit\u00e0, potrebbe trasformarsi da un pozzo (che assorbe CO<sub>2<\/sub>) a una sorgente di CO<sub>2<\/sub>, portando a un maggiore accumulo del gas in atmosfera e quindi a un\u2019accelerazione del riscaldamento. Sarebbe pertanto completamente errato rimandare le azioni di mitigazione per qualche decina di anni (per esempio, in attesa di soluzioni tecnologiche a oggi non provate, o troppo costose, per la produzione di elettricit\u00e0). Occorre decarbonizzare ora, il pi\u00f9 velocemente possibile, per limitare il riscaldamento climatico: obiettivo che pu\u00f2 essere raggiunto con le tecnologie che abbiamo e che funzionano da anni (per esempio, nella produzione di energia, con impianti solari, eolici e idroelettrici).<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema tocca tutte le generazioni, ma soprattutto i pi\u00f9 giovani e le future generazioni, creando una grave diseguaglianza inter-generazionale. Per ogni incremento del riscaldamento globale, cambiamenti regionali del clima, anche radicali, diventano pi\u00f9 diffusi e pronunciati. \u00c8 un\u2019eredit\u00e0 che lasciamo alle future generazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi va data priorit\u00e0 a processi che portino a una riduzione immediata e drastica delle emissioni di gas serra: alla mitigazione. \u00c8 un dovere dell\u2019Italia ridurre le emissioni di gas serra, dato che \u00e8 uno dei Paesi del mondo che pi\u00f9 di molti altri ha contributo all\u2019accumulo di gas serra in atmosfera. Ricordiamo che il cambiamento climatico che viviamo oggi \u00e8 causato dall\u2019accumulo delle emissioni di gas serra a partire dal periodo pre-industriale, dato che ogni molecola di CO<sub>2<\/sub>&nbsp;rimane in atmosfera per centinaia di anni. Se si analizza il contributo di diversi Paesi\/regioni del mondo all\u2019accumulo delle emissioni di gas serra dal periodo pre-industriale a oggi, si trova che gli Stati Uniti d\u2019America e l\u2019Europa sono i principali contribuenti (tra il 1751 e il 2017, US ed Europa hanno emesso il 25% ed il 22% delle emissioni accumulate). E l\u2019Italia, come Paese europeo, ha anch\u2019essa contribuito con una quantit\u00e0 di emissioni accumulate in linea con la sua percentuale di popolazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Le linee strategiche della mitigazione sono state gi\u00e0 largamente suggerite da diverse istituzioni o panel internazionali come IPCC, International Energy Agency e Commissione Europea con il Green Deal. Un provvedimento quadro di grande portata \u00e8 anche l\u2019Inflation Reduction Act dell\u2019amministrazione Biden. Queste proposte tendono a convergere verso diverse azioni coordinate, in particolare una transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, e interventi volti a bloccare la deforestazione e a limitare gli impatti dell\u2019agricoltura e degli allevamenti sulle emissioni.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Unione Europea ha come obiettivo (\u2018Fit-for-55\u2019) per il 2030 la riduzione delle emissioni del 55% rispetto a quelle del 1990. L\u2019Italia, per raggiungere questo obiettivo, nei prossimi anni deve aumentare di almeno un fattore 5 la riduzione annuale delle emissioni di gas serra, che negli ultimi 10 anni sono state di circa l\u20191,7% l\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<p>Vanno tuttavia considerati quelli che sono attualmente gli ostacoli a una mitigazione globale: l&#8217;esportazione delle emissioni, i mancati aiuti alle economie che dipendono dai combustibili fossili e la debolezza degli accordi internazionali. Le restrizioni alle emissioni comportano costi aggiuntivi ai prodotti locali che privilegiano l&#8217;importazione da paesi meno virtuosi, con un danno all&#8217;economia e l\u2019inefficacia complessiva nel ridurre le emissioni (che sono di fatto esportate). Per l\u2019Italia, per esempio, le emissioni di CO<sub>2<\/sub>&nbsp;nel 2022 legate ad attivit\u00e0 sul territorio italiano sono state circa 340 Mt (mega-tonnellate), mentre le emissioni corrette tenendo conto dell\u2019importazione\/esportazione di beni sono state di circa 440 Mt, quindi circa il 30% maggiori. \u00c8 pertanto importante realizzare da subito un&nbsp;<em>carbon border adjustment mechanism<\/em>&nbsp;per arrivare a calcoli pi\u00f9 corretti del contributo di ogni singolo Paese.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Gli ostacoli alle decisioni politiche<\/h4>\n\n\n\n<p>Le difficolt\u00e0 delle decisioni politiche originano innanzitutto da un certo grado di incertezza su quali sono le soluzioni prioritarie e costo-efficaci. In questo senso sono molto interessanti i bandi del Wellcome Trust e di ESRC nel Regno Unito, che mirano a produrre rassegne sistematiche della letteratura scientifica sulle soluzioni di mitigazione, anche tenendo conto dei co-benefici e dei costi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per l\u2019Italia, \u00e8 indubbio che una riduzione drastica e immediata delle emissioni di gas serra possa portare benefici, dato che si trova in una regione pi\u00f9 esposta di molte altre al cambiamento climatico. Raggiungere entro il 2030 l\u2019obiettivo dell\u2019Unione Europea \u2018Fit-for-55\u2019 ed entro il 2050 l\u2019obiettivo di zero emissioni nette comporta maggiori benefici che costi, co-benefici per i cittadini e gli ecosistemi, una minore dipendenza energetica da Paesi produttori di combustibili fossili, una riduzione dei costi di produzione dell&#8217;energia. Per questi motivi dovrebbe essere nell\u2019interesse di tutte le forze politiche decarbonizzare molto velocemente, farsi promotori delle politiche di decarbonizzazione dell\u2019Unione Europea, e convincere tutti i Paesi del mondo che \u00e8 nell\u2019interesse comune raggiungere l\u2019obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050. Agire al contrario, rimandando la riduzione delle emissioni e perpetuando la dipendenza dai combustibili fossili, \u00e8 miope e danneggia il Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esigenza della mitigazione sottolinea la necessit\u00e0 di interventi globali. Ci pare tuttavia che al momento la discussione pubblica sulla mitigazione ristagni ed \u00e8 difficile intravedere una strategia condivisa. Deve essere stimolata anche in Italia un\u2019analisi degli ostacoli e delle opportunit\u00e0. Citiamo alcune delle difficolt\u00e0:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>la mancanza di un consenso sufficientemente diffuso, come testimoniano le proteste dei contadini in diversi paesi europei, \u00e8 un ostacolo alle scelte politiche. La mancanza di consenso si esercita in alcuni casi per difficolt\u00e0 economico-produttive oggettive e in molti casi per considerazioni settoriali o ideologiche. Spesso si d\u00e0 troppo spazio a lobby potenti che hanno un chiaro interesse a rimandare la decarbonizzazione, anche se questo va contro gli interessi della maggioranza dei cittadini del Paese;<\/li>\n\n\n\n<li>si pone la necessit\u00e0 di un&#8217;evoluzione culturale che porti i cittadini a essere cittadini del mondo responsabili per i cambiamenti globali che caratterizzano l\u2019era moderna. Solo l\u2019evoluzione culturale pu\u00f2 fornire l\u2019adeguata pressione politica e cambiare le scelte dei governi;<\/li>\n\n\n\n<li>i dissidenti per difficolt\u00e0 oggettive (categorie produttive penalizzate dalla transizione) devono essere sorretti economicamente e i dissidenti per ragioni ideologiche devono essere convinti dalla pressione sociale e da norme.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Le azioni dei singoli<\/h4>\n\n\n\n<p>Le misure essenziali sono quelle indicate dalla IEA, dal Green Deal, eccetera citate sopra, e implicano un\u2019azione politica coordinata. Le azioni dei singoli contano se c\u2019\u00e8 un generale clima di impegno e obiettivi condivisi, a partire dai governi. Senza investimenti che rendano possibili scelte a zero-emissioni di gas serra, i singoli cittadini possono fare molto poco.<\/p>\n\n\n\n<p>Per esempio, consideriamo il trasporto. Cos\u00ec come nell\u2019inizio dell\u2019era dell\u2019automobile a combustione gli stati hanno investito in infrastrutture che hanno reso possibile il loro utilizzo, oggi \u00e8 necessario un investimento sostanziale per rendere la mobilit\u00e0 elettrica attuabile e per spostare la scelta dei singoli verso il trasporto pubblico. Senza investimenti che rendono il trasporto ferroviario efficiente anche sulle linee regionali, \u00e8 difficile pensare che i singoli cittadini possano privilegiarlo rispetto all\u2019automobile individuale. E senza un grosso investimento in sistemi di ricarica, \u00e8 difficile pensare che i singoli decidano di sostituire l\u2019automobile con motore a combustione con quella elettrica. Senza investimenti in energia alternativa (solare, eolico, idroelettrico) che riducano i costi dell\u2019energia e permettano di ridurre le emissioni di gas serra legate alla produzione di elettricit\u00e0 \u00e8 difficile raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Nonostante alcuni progressi (riduzione dell\u20198% delle emissioni europee nel 2023), al livello globale siamo indietro rispetto agli obiettivi di Parigi di zero emissioni nette entro il 2050.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi sono alcuni dei comportamenti individuali che posso contribuire sostanzialmente a mitigare il cambiamento del clima:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>ridurre i consumi di carne;<\/li>\n\n\n\n<li>usare meno l\u2019auto e di pi\u00f9 i trasporti pubblici e (se possibile) andare a piedi e in bicicletta, e ridurre i voli aerei;<\/li>\n\n\n\n<li>promuovere il riciclo;<\/li>\n\n\n\n<li>ridurre i consumi superflui e la produzione di scarti e rifiuti;<\/li>\n\n\n\n<li>rispettare gli spazi verdi e proteggerli;<\/li>\n\n\n\n<li>investire i soldi in azioni orientate in senso ecologico (es. ESG);<\/li>\n\n\n\n<li>ridurre l\u2019uso di energia elettrica.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Le modifiche dei comportamenti individuali hanno senso in un contesto di impegno politico attivo, che comporta innanzitutto l\u2019eliminazione drastica e immediata dei combustibili fossili e la transizione alle energie rinnovabili. Ci aspettiamo dai governi il rispetto e l\u2019applicazione del Green Deal europeo, e il raggiungimento dell\u2019obiettivo dell\u2019Unione Europea \u2018Fit-for-55\u2019 entro il 2030 come primo passo verso zero emissioni nette. In un clima politico positivo, di transizione ecologica e riconversione industriale e agricola, ci aspettiamo che anche i comportamenti individuali verranno incoraggiati e promossi. Al contrario, politiche di supporto dell\u2019utilizzo dei combustibili fossili (per esempio, l\u2019Agenzia europea per l\u2019ambiente, EEA, riporta che nel 2022 i sussidi a supporto dell\u2019utilizzo dei combustibili fossili sono stati di 25 miliardi in Europa), o di ritardo delle misure che portino al raggiungimento dell\u2019obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050, non fanno che suggerire ai singoli cittadini che il problema non \u00e8 cos\u00ec urgente.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Articolo pubblicato su Scienza in Rete il 13 gennaio 2025<\/p>\n\n\n\n<p>Photo credit: Raquel Raclette<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"featured_media":4717,"template":"","class_list":["post-4719","editorial","type-editorial","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.9 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La trave e la pagliuzza: le vere cause degli incendi e delle alluvioni - 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