L’evoluzione del concetto di rigenerazione

Paolo Vineis, Irene Bruni

Il concetto di rigenerazione sta acquisendo sempre più importanza nel dibattito ambientale odierno. Sebbene il termine non sia del tutto chiaro e non sia ancora stato pienamente concretizzato, sta sostituendo il concetto di sostenibilità, partendo dal presupposto che l’attuale modello economico estrattivo non sia in realtà sostenibile e che il capitale naturale perduto debba essere sostituito, ovvero rigenerato.

Per una definizione formale si veda Illy-Vineis (https://link.springer.com/article/10.1007/s44177-024-00080-w). Nel testo che segue affrontiamo due aspetti in particolare: la rigenerazione naturale in relazione alla salute umana e in relazione alle disuguaglianze sociali. Nell’Appendice elenchiamo una selezione di 20 articoli che sono stati i più citati in questi campi nel 2025-26.

Per quanto riguarda la salute, c’è crescente consapevolezza in campo medico che la salute del suolo (compresi i micronutrienti ma anche la qualità e la diversità del microbioma) sia una componente essenziale della salute umana, da cui il concetto di “Agricoltura rigenerativa come medicina”. In particolare,la nuova edizione delle linee guida EAT-Lancet, che mostrano gli importanti benefici collaterali del ripristino della salute del suolo sia per la crisi ambientale che per la salute umana, esprime chiaramente questi concetti. Ovviamente, il trasferimento delle conoscenze scientifiche nelle decisioni politiche non è semplice. Come ha sottolineato la Commissione EAT-Lancet 2.0, “le dinamiche di potere e gli interessi contrastanti devono essere affrontati poiché creano ostacoli all’adozione… L’attuazione delle raccomandazioni dell’EAT Lancet è complessa e richiede una collaborazione tra i diversi livelli di governance, da quello locale a quello globale.”

Per quanto riguarda le disuguaglianze, cresce oggi la preoccupazione per un’interpretazione fuorviante della rigenerazione urbana, che avvantaggia principalmente le élite urbane rispetto alla popolazione in generale e, in particolare, rispetto alle fasce più svantaggiate. Ad esempio, i rapporti di UN-Habitat (2025) e Land (2026) fungono da avvertimenti critici sul fatto che la rigenerazione urbana può essere “un’arma a doppio taglio”, se non accompagnata da una rigorosa equità sociale e da misure di tutela abitativa. Valutare i risultati degli approcci rigenerativi, in particolare nei contesti urbani, è più difficile rispetto all’alimentazione e all’agricoltura. Nonostante la vasta letteratura sugli impatti sulla salute mentale del verde urbano e della rigenerazione (il cui significato, tuttavia, è estremamente variabile), gli studi epidemiologici non hanno ancora risolto il problema della confondibilità derivante dalle molteplici caratteristiche della stratificazione sociale. Gli strati più ricchi della popolazione, oltre a vivere in aree più verdi e pulite, hanno accesso a molteplici benefici, ad esempio ai trasporti pubblici e all’assistenza sanitaria. Inoltre, occorre tenere conto della questione della “causalità inversa”, poiché le aree “rigenerate” tendono ad attrarre cittadini più ricchi e più sani. Altri esiti sulla salute sono chiaramente correlati all’ambiente edificato e alla mancanza di esposizione alla biodiversità, a partire dalla vita intrauterina. Ciò vale in particolare per le malattie allergiche, tra cui l’asma e la rinite. In generale, l’importanza di un ambiente “biofilico” viene studiata in relazione alle condizioni immunologiche, comprese le possibili malattie autoimmuni, con il contributo del microbioma in qualità di mediatore.

Il rischio di una “gentrificazione verde” è reale ed è ormai evidente in diverse grandi città europee; occorre porvi rimedio con politiche adeguate che tengano conto delle periferie più povere. Diversi articoli hanno esaminato e sintetizzato le politiche più comuni che sono state proposte. Una revisione (https://jech.bmj.com/content/80/4/259) delinea le caratteristiche principali di cinque approcci comunemente citati: sulla base delle risorse, del luogo, a monte, sulla base dei sistemi e di universalismo proporzionato. Secondo gli autori, “sebbene raramente riconosciuto in modo esplicito, era implicito che questi approcci mirassero a ridurre le disuguaglianze sanitarie concentrandosi sui sottogruppi più svantaggiati socialmente all’interno di una popolazione, identificando le leve di intervento più efficaci e/o lavorando per minimizzare lo stigma e ridurre al minimo le disuguaglianze nell’accesso e nell’adozione degli interventi”. La revisione conclude che vi è una grande variabilità, sia concettuale che pratica, nelle soluzioni proposte, e che gli indicatori chiave (KPI) non sono ancora stati standardizzati.

Infine, una serie di articoli analizza i modelli di business in relazione alla rigenerazione, alla salute e alle disuguaglianze. In particolare, una revisione narrativa sottolinea che il rafforzamento del concetto di sostenibilità da parte delle aziende va di pari passo con un maggiore riferimento alle disuguaglianze. In particolare, una revisione narrativa sottolinea che il rafforzamento del concetto di sostenibilità da parte delle aziende va di pari passo con un maggiore riferimento alle disuguaglianze (https://circulareconomyjournal.org/ojs/JoCE/article/view/175). Ciò è chiaramente limitato a una manciata di imprese in un contesto generale che sembra andare nella direzione opposta. Come dimostrato dalla Business School dell’Imperial College, tuttavia, le aziende che hanno investito maggiormente nella sostenibilità e nella rigenerazione sono quelle che si sono dimostrate economicamente più di successo, e ciò non è dovuto a una causalità inversa (https://www.imperial.ac.uk/business-school/faculty-research/research-centres/leonardo-centre-business-society/publications-reports/corporate-sustainability-and-shareholder-returns/).

Per concludere, il nesso tra la rigenerazione dell’agricoltura e quella delle città, oltre ad essere una strategia necessaria in relazione all’esaurimento del capitale naturale, comporta una serie di benefici per la salute. Tuttavia, la transizione sarà efficace solo se sarà equa, evitando che la gentrificazione verde si aggiunga alle disuguaglianze sociali già esistenti.

Appendice

Nella letteratura scientifica del 2025 e del 2026, il termine “rigenerazione” ha superato i confini della biologia per estendersi agli ambiti socio-economico e ambientale. I seguenti 20 saggi e articoli sono stati individuati come i più influenti e citati nei rispettivi settori di riferimento, incentrati sul rinnovamento urbano, sull’agricoltura rigenerativa e sui modelli di business in relazione alla salute e all’equità sociale.

1. Rigenerazione e salute

In che modo il ripristino sistemico degli ambienti e dei sistemi alimentari influisce sul benessere umano.

  1. “EAT-Lancet Commission 2.0: Building a Just and Sustainable Food Future” | The Lancet (Late 2025 / 2026)

Questo importante aggiornamento del rapporto del 2019 definisce la “Dieta per la salute del pianeta”, fornendo nuovi dati su come l’agricoltura rigenerativa (salute del suolo, biodiversità) sia direttamente correlata alla riduzione delle malattie non trasmissibili e all’aumento della densità nutrizionale.

Analizza il modo in cui i programmi di riqualificazione urbana in Europa fungono da “prescrizioni sociali”, evidenziando un miglioramento del 15-20% degli indicatori di salute mentale tra i residenti delle aree verdi riqualificate.

Una revisione sistematica che collega la salute del microbioma del suolo nell’agricoltura rigenerativa alla maggiore presenza di fitonutrienti nelle colture, proponendo un modello sanitario “dal suolo all’intestino”.

Introduce il concetto di “One Urban Health”, in cui la rigenerazione fisica delle strade (progettazione biofilica) viene utilizzata per mitigare l’effetto “isola di calore urbana”, prevenendo i disturbi respiratori legati al calore.

Uno studio basato su diversi casi di aziende rigenerative che dimostra come i modelli di business che “restituiscono” più di quanto prendono portino a un miglioramento della salute sul lavoro e della fiducia della comunità.

  1. “Where regenerative farming practices could increase yields: a global assessment” | Sustainable Agriculture (March 2026)

Ciò dimostra che, mentre il “net-zero” era l’obiettivo precedente, i raccolti “nature-positive” ottenuti da terreni rigenerati rappresentano il nuovo punto di riferimento per la sicurezza alimentare e la salute.

  1. “The Regenerative Shift: Archetypes of Net-Positive Business Models” | HEC Paris Research Paper (Oct 2025)

L’analisi, che prende in esame 39 aziende leader nel settore della rigenerazione, rileva che le “culture della cura” in ambito aziendale determinano una significativa riduzione del burnout dei dipendenti e un maggiore benessere della comunità.

  1. “Urban regeneration and SDGs: Design approaches for reducing urban inequalities” | AGATHÓN

Si concentra sulle strategie architettoniche volte a prevenire la “gentrificazione verde” nel contesto della riqualificazione urbana.

  1. “Digitalising Social Value for Sustainable Urban Regeneration” | MDPI Sustainability

Esamina come la governance digitale nei progetti di riqualificazione spesso trascuri l’”esperienza vissuta” delle persone in condizioni di povertà.

  1. “Commonly cited approaches to reducing health inequalities” | Journal of Epidemiology & Community Health

Una revisione critica del 2025 sugli interventi di rigenerazione “a monte” e “a valle”.

 

2. Rigenerazione e disuguaglianze

Il “divario di equità”: come la rigenerazione urbana possa colmare o ampliare il divario sociale.

  1. “Convergence of Transitions: The Inequality–Climate–Health Nexus” | ORF Middle East (February 2026)

Esamina come il passaggio a pratiche rigenerative nel Sud del mondo debba essere “equo” per evitare la “gentrificazione verde”, in cui le aree rigenerate diventano troppo costose per le fasce vulnerabili della popolazione che avrebbero dovuto aiutare.

  1. “Regenerative businesses: A framework for justice and fairness in planetary health” | ResearchGate / Organizational Studies (March 2026)

Definisce il «modello di business rigenerativo» non solo come un modello a emissioni zero, ma come una struttura che affronta attivamente la disuguaglianza di reddito attraverso la contabilità del capitale multiplo (valutando il capitale sociale insieme al profitto).

Risultati del progetto Horizon “EXIT” sull’utilizzo della rigenerazione agricola a livello locale per rivitalizzare le aree rurali “in difficoltà” in Italia e in Europa, riducendo il “divario di isolamento”.

  1. “Connecting Health and Nutrition to Regenerative Agriculture” | Forum for the Future / Climate and Health Coalition Report (2025/2026)

Un importante rapporto intersettoriale evidenzia che, sebbene l’agricoltura rigenerativa rappresenti un vantaggio per la salute, essa deve affrontare un ostacolo legato all’equità: i piccoli agricoltori spesso non dispongono del capitale necessario per effettuare la transizione, il che accentua il divario tra l’agricoltura industriale e quella locale.

  1. “Urban Renewal and SDG 10: Mapping the Negative Impacts of Gentrification” | University of the Built Environment (January 2025)

Uno sguardo critico a 10 progetti globali, in cui si sottolinea che, a meno che la rigenerazione sociale (diritto alla casa) non sia integrata con il rinnovamento fisico, la rigenerazione ottiene un punteggio elevato nella categoria “Ambiente” ma basso in quella “Disuguaglianza”.

  1. “Urban Regeneration for Reducing Inequality: A Clarification Note” | UN-Habitat (October 2025)

La guida definitiva del 2025 su come la riqualificazione urbana possa colmare il “divario spaziale” senza provocare una gentrificazione ecologica e lo sfollamento sociale.

  1. “The Urban Stress Model: Understanding the Persistence of Health Disparities” | Cities & Health / Taylor & Francis (2025)

Un modello di grande impatto che illustra come, per essere efficace, la rigenerazione debba affrontare i “meccanismi di stress cronico” nelle popolazioni urbane emarginate.

  1. “Emerging Regenerative Business Paradigm: Narrative Review and Research Agenda” | Journal of Circular Economy (June 2025)

Sintetizza il modo in cui le aziende rigenerative stanno passando dalla “CSR” alla “sostenibilità forte”, concentrandosi in particolare sulla disuguaglianza di reddito nelle catene di approvvigionamento.

  1. “Resistance as Regeneration: Resurgence of more-than-human farming worlds” | Taylor & Francis (Sept 2025)

Analizza il divario “Nord-Sud” nell’agricoltura rigenerativa, sostenendo che l’accesso alla terra rimane l’ostacolo principale a una rigenerazione equa per i piccoli agricoltori.

  1. “Green Space Exposure and Social Vulnerability in Highly Urbanized Districts” | MDPI Land (Feb 2026)

Uno studio del 2026 dimostra che la rigenerazione urbana spesso destina le “risorse verdi” di maggiore qualità alle zone benestanti, aggravando così le disuguaglianze territoriali.

3. Regeneration and Business Models

“Corporate sustainability and shareholder returns: the role of business impact maturity” | Imperial College Business School

Un rapporto che getta le basi del loro modello concettuale volto a comprendere in che modo lo stadio di sviluppo della sostenibilità di un’azienda — la sua “maturità dell’impatto aziendale” — influisca sui rendimenti per gli azionisti.