Un’esperienza concreta e scalabile in Sardegna e in Calabria, e la promozione della rinascita delle comunità rurali in diversi Paesi africani: una distanza geografica, ma una convergenza di intenti, secondo le parole di Paolo Frigati, fondatore e amministratore delegato di Persea S.p.A. – Società Benefit, e di Michele Sofisti, cofondatore e amministratore delegato di Nzatu Europe SA – Nzatu Food Group.
Perché aderire alla Regenerative Society Foundation?
Paolo: Della Regenerative Society Foundation apprezzo la forza della rete. La possibilità di confrontarci con altre aziende che, come noi, vogliono rigenerare il proprio modello di business, per una transizione che parta dalla mentalità e dalla prima linea delle aziende, con l’obiettivo di rendere l’attività rigenerativa, superando il vecchio modello estrattivo.
Michele: Abbiamo aderito alla RSF perché condividiamo la sua visione: dobbiamo allontanarci dai modelli estrattivi e distruttivi e orientarci verso pratiche rigenerative.
La rigenerazione è fondamentale per trovare soluzioni ai due principali problemi che minacciano la nostra sopravvivenza sulla Terra: la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico. Si tratta di problemi interconnessi e strettamente correlati, e solo iniziando a diffondere pratiche rigenerative saremo in grado di trovare soluzioni concrete.
Cosa rende un’azienda rigenerativa?
Paolo: Un’azienda “rigenerativa” è un’organizzazione che va oltre la semplice sostenibilità: non si limita a ridurre il proprio impatto negativo sull’ambiente e sulla società, ma genera attivamente effetti positivi, contribuendo a rigenerare gli ecosistemi naturali, le comunità e il benessere collettivo.
A mio avviso, ci sono tre aspetti principali che rendono un’azienda rigenerativa. Innanzitutto, il suo rapporto con la natura, perché un’azienda rigenerativa considera l’ambiente come un partner e non solo come una risorsa. Utilizza modelli circolari, rigenera il suolo, l’acqua e la biodiversità e riduce al minimo gli sprechi. Non si accontenta di essere “neutrale”: punta a riparare il danno già fatto.
E, naturalmente, il valore per le persone: un’impresa rigenerativa promuove il benessere delle persone lungo tutta la catena di approvvigionamento, valorizzando il lavoro dignitoso, l’equità, la diversità e il coinvolgimento attivo delle comunità locali. Investe nella crescita umana, culturale e relazionale, senza trascurare l’importanza della sostenibilità economica e della redditività aziendale.
Il terzo aspetto fondamentale è la visione a lungo termine: un’impresa rigenerativa agisce secondo una logica sistemica, pensando alle generazioni future. Anziché massimizzare i profitti a breve termine, cerca di creare un impatto positivo duraturo reinvestendo nel territorio, nell’innovazione e nella resilienza collettiva.
Michele: Un’impresa rigenerativa adotta progressivamente soluzioni tratte dai modelli di economia circolare e dalle pratiche rigenerative sia nella produzione che nella vendita.
Il modello economico lineare deve essere sostituito da un modello circolare, in cui le materie prime, dopo essere diventate prodotti e aver attraversato le fasi commerciali e di utilizzo, tornano ad essere materie prime pronte per essere riutilizzate in una forma diversa, e così via, in un ciclo di vita molto più lungo rispetto al modello lineare.
In che modo la vostra azienda contribuisce alla rigenerazione?
Paolo: Persea è un progetto agri-tech italiano incentrato sulla produzione biologica e rigenerativa di avocado su larga scala. Vogliamo dimostrare che è possibile praticare l’agricoltura su vaste estensioni seguendo un approccio che rigenera il terreno, nutrendolo giorno dopo giorno, con l’obiettivo di ottenere un prodotto migliore e più sano, nel rispetto dell’ecosistema.
Coltiviamo in Sardegna e in Calabria seguendo modelli di produzione rigenerativa. Abbiamo avviato il nostro progetto su terreni degradati, a causa di anni di coltivazione di cereali con irrigazione a pivot, nutrendo quel terreno, proprio per rigenerarlo e poter avviare la produzione dei nostri avocado. Ma siamo andati oltre, poiché oggi Persea è un progetto agri-tech che pone la rigenerazione al centro della propria attività. Produciamo Biochar per arricchire i nostri terreni, abbiamo incluso la zootecnia in quanto funzionale all’approccio agro-ecologico e rigenerativo. Alleviamo insetti e reintroduciamo tutti i nostri sottoprodotti all’interno del ciclo agricolo, in una prospettiva a rifiuti zero e circolare.
Vogliamo lasciare un impatto positivo sull’ambiente e dimostrare che l’agricoltura rigenerativa può essere praticata su larga scala.
Michele: Nzatu opera in Africa promuovendo l‘agricoltura biologica e le pratiche rigenerative in vari paesi e con migliaia di comunità rurali. Promuoviamo l’apicoltura e influenziamo il modello economico delle comunità rurali, contribuendo al contempo alla conservazione della fauna selvatica e alla biodiversità.
Cerchiamo di mitigare il cambiamento climatico il più possibile attraverso progetti di riforestazione e di diventare un modello scalabile per altre aziende e organizzazioni, offrendo un triplice impatto: impatto sociale sulle comunità rurali, protezione della fauna selvatica e della biodiversità e mitigazione del cambiamento climatico.
Perché partecipare al Regeneration 20|30 Forum?
Paolo: Il Regeneration 20|30 Forum sarà un importante momento di incontro e scambio. Sarà un palcoscenico per storie diverse, esperienze apparentemente lontane tra loro, ma tutte accomunate dal desiderio di cambiare il modo di pensare delle grandi imprese. Siamo felici di prendervi parte.
Michele: Una delle esigenze più importanti oggi non è solo comunicare la sempre più evidente perdita di biodiversità e il cambiamento climatico, ma anche far capire alle persone che esistono delle soluzioni.
Una di queste è rappresentata dalle pratiche rigenerative. È sconcertante constatare che, nonostante questi due problemi ci stiano interessando sempre più, sia direttamente che indirettamente, vedo ancora molta resistenza ad agire. La classe politica è incapace di prendere le decisioni necessarie e di promulgare le leggi indispensabili, in parte perché elettori disinformati o distratti scelgono leader che non prestano attenzione alla scienza (se non addirittura le sono contrari). L’unica vera soluzione, quindi, è comunicare, e farlo in modo chiaro e comprensibile, offrendo soluzioni e azioni, in modo da avere leader politici che siano obbligati a prendere decisioni per sviluppare un’economia in armonia con la natura.
Vorrei che il Regeneration 20|30 Forum rendesse chiaro al grande pubblico, senza alcun dubbio, l’importanza di unire le forze per combattere e risolvere la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico.
Abbiamo bisogno che tutti – cittadini, scienziati, imprenditori, politici – si uniscano per promuovere le soluzioni giuste in grado di garantire un futuro alle generazioni future. Se ci riuscirà, il Forum avrà un valore immenso.
Scopri di più sul Regeneration 2030 Forum: https://regeneration2030forum.com/